29 Maggio 2026

Il ministro Nordio il 27 maggio scorso è intervenuto alla Camera per illustrare alcune iniziative volte a garantire condizioni detentive dignitose

A cura di Marta Lezzerini

Nella loro interrogazione, gli on. Benzoni e altri hanno evidenziato come «il sistema penitenziario italiano versi in una condizione di sempre maggiore fragilità, caratterizzata da numerose criticità strutturali che faticano a trovare una soluzione efficace e definitiva, mentre la popolazione detenuta è in costante aumento, con circa 500 detenuti in più ogni mese». Una situazione che ha trovato riscontro anche nella deliberazione 18 aprile 2025, n. 42 della Corte dei conti in cui si da conto di come «accanto alla necessità legata alla creazione di nuovi posti detentivi» emergano «la mancata realizzazione di numerosi interventi e l’urgenza di completare quelli di manutenzione straordinaria già avviati, per migliorare le condizioni ambientali, igienico-sanitarie e di trattamento all’interno degli istituti».

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in risposta all’interrogazione, ha prospettato, tra i vari interventi in cantiere, senza peraltro fornire indicazioni dettagliate, la possibilità di introdurre una “detenzione differenziata per i tossicodipendenti” che, come è noto, rappresentano una quota significativa della popolazione carceraria, pari a circa il 30%. La misura ipotizzata prevederebbe, in particolare, l’esecuzione della pena all’interno di «strutture protette e curative», anche mediante percorsi di inserimento nel mondo del lavoro.  

Nell’intervento, tuttavia, non è stato dedicato spazio ad alcune questioni centrali del sistema penitenziario, quali l’elevato tasso di recidiva, il persistente sovraffollamento carcerario e la carenza di adeguate offerte trattamentali all’interno degli istituti penitenziari; tutti elementi che finiscono per compromettere la funzione costituzionale della pena e la sua effettiva utilità sociale.

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